9 Aprile 2004
Come si presentano i risultati dell'ultima rilevazione...
(a cura di Dr. Rocchi Alessandro, Responsabile Ufficio Prezzi, CCIAA di Venezia)
Premessa
Presentiamo qui di seguito i primi risultati del 2004 dell'Osservatorio prezzi sulla provincia di Venezia. Pur con la cura e l'attenzione usate nell'organizzazione della rilevazione, nel controllo di qualità delle cifre, nel caricamento e nell'elaborazione delle stesse, siamo consapevoli della limitata capacità dei dati a soddisfare le numerose chiavi di lettura che un fenomeno complesso come l'inflazione, e l'analisi dei prezzi al consumo, propone a noi consumatori. Parlare di panieri di beni, oggi, e a maggior ragione in tempi di Euro, è un po' come cercare di ragionare sulla formazione della Nazionale di calcio. Ognuno di noi ha in mente la sua, un suo modulo di gioco, un'arma segreta di fronte ad avversari ostici, a trasferte impossibili, a campionati duri, e magari anche ad arbitri . distratti.
Tuttavia, proprio perché le sane discussioni calcistiche si nutrono dei precedenti storici, dei risultati ottenuti, delle famigerate statistiche, e non solo di fanta-calcio, siamo fiduciosi sul metodo scelto e sulla squadra organizzata, di concerto con la Provincia , le associazioni di categoria ed i movimenti dei consumatori. Crediamo che le informazioni raccolte, ed ora messe a sistema, siano utili, e possano indirizzare sempre meglio le scelte dei consumatori e, perché no, anche le politiche dei dettaglianti, dei grossisti e dei produttori.
E' doveroso citare, infine, iniziative simili a questa; ad esempio, l'Osservatorio provinciale dei prezzi di Rovigo, avviato a fine 2003, a cui hanno aderito Provincia, Camera di commercio, Comune capoluogo, Organizzazioni sindacali, associazioni di categorie ed associazioni locali dei consumatori; e anche, limitatamente al Comune di Venezia, l'iniziativa "Un prezzo in comune - lotta al carovita", che vede gli esercizi aderenti porre in vendita a prezzi bloccati alcuni prodotti di largo consumo (ne parleremo anche più oltre, analizzando i singoli andamenti dei prezzi).
Buona lettura.
Risultati
La seconda tornata di rilevazione ha avuto luogo nella prima decade di febbraio 2004. I prodotti e i servizi rilevati sono 58 classificabili in quattro categorie (ved. Tab. 1).
Tab.1: prodotti e servizi del paniere
Categorie |
I rilev. ott/nov 2003 |
II rilev. gen/feb 2004 |
Prodotti alimentari |
24 |
37 |
Prodotti per la casa e la persona |
5 |
10 |
Servizi diversi |
9 |
2 |
Svaghi e tempo libero |
11 |
8 |
Totale: |
49 |
57 |
I dati relativi a generi alimentari presso esercizi della grande distribuzione organizzata (GDO) e alle pescherie sono stati registrati nella stessa settimana, in giorni contigui, per evitare i possibili effetti distorsivi derivanti dall'avvio di campagne promozionali. Ricordiamo che il periodo era di vendite a saldo. Benché in generale le vendite post-Epifania riguardino i generi di abbigliamento e le calzature, questo può aver indotto anche alcuni esercenti della GDO a calmierare i listini su altri generi. Inoltre, l'iniziativa sopra ricordata, promossa dal Comune di Venezia, può aver giocato un ruolo complementare nel consolidare alcuni prezzi da noi rilevati.
In linea generale, possiamo fare tre considerazioni:
- valutare la tendenza media di un prezzo nei confronti del precedente trimestre;
- analizzare, attraverso qualche concetto statistico elementare come la variabilità e la dispersione, la situazione della concorrenza su certi generi o comparti;
- approfondire l'analisi territoriale, inerente la maggior o minor convenienza ad acquistare: dov'è meno caro, mediamente, far la spesa? a Mestre o a Portogruaro? A Chioggia o a Venezia?
Prodotti alimentari
Cominciamo dagli alimentari. Il paniere è stato incrementato rispetto alla rilevazione di novembre 2003; comprende ora 47 prodotti. Nuovi dati sono ora disponibili su scatolame, pesce, numerose varietà ortofrutticole. In tali casi, non è possibili fare il raffronto temporale (lo si potrà fare con la prossima indagine, a maggio/giugno).
In generale, si assiste a un discreto rallentamento dei prezzi in 16 casi, contro 6 di aumento. In altri 15 casi non c'è evidenza statistica per effettuare confronti con la precedente rilevazione, oppure la frequenza di dati anomali suggerisce di attendere ancora per fare il confronto col valore precedente. I cali di prezzo vanno da flessioni vicine allo zero (la pasta, scende in media di 1 centesimo sulla confezione da mezzo kg.; le merendine confezionate, uova, mozzarella, vino comune e vino DOC, acqua minerale: tutti segnano un meno 1-2 per cento) a cedimenti più sensibili, dovuti probabilmente anche alla stagionalità dei prodotti (ad esempio, le arance, la cicoria, i pomodori: tutti in calo di oltre il 20 per cento). La tendenza è coerente con quanto sostenuto dall'Ismea-Mipaf, che ha osservato a febbraio un sensibile calo di frutta e verdura; il fenomeno del caro-ortaggi, che ha contraddistinto i due inverni 2003 e 2004, sembra così destinato a rientrare.
D'altra parte, sono aumentati il pane (+1 per cento), il latte (+ 5 per cento), la lonza di maiale; anche le mele, le patate e la lattuga romana, in controtendenza con l'ortofrutta, hanno segnalato apprezzamenti.
Per le carni non è emersa una tendenza comune, poiché alcuni dati anomali e la numerosità delle osservazioni rendono difficile e non corretto il confronto.
Il limite di non offrire confronti temporali, si è detto, appare destinato a migliorare, man mano che si renderanno disponibili successive indagini. Tuttavia, una considerazione dettata dal buon senso è che prezzi costanti, o addirittura in calo nel tempo, sembrano essere associati ad una variabilità ridotta del prezzo nello spazio. Detto in altre parole: il prezzo della pasta oscilla poco da un esercizio all'altro, e anche passando dal centro città alla periferia, e anche da Comune a Comune: segno che la distribuzione è più efficiente, che il consumatore è ben informato, e che le imprese si fanno concorrenza (non vogliamo accettare l'ipotesi che sia all'opera un cartello, dove i commercianti si mettono d'accordo sulla fissazione di un prezzo e si vincolano a rispettarlo! Oltretutto, sarebbe in contrasto con le norme sulla concorrenza e sanzionabile per legge).
E' questo l'effetto benefico della concorrenza; i rivenditori si combattono e cercano di sottrarsi clienti, giocando sul fattore-prezzo. Se qualcuno abbassa, gli altri seguono a ruota; se qualcuno rincara, nessuno lo fa.
Anche qui, tuttavia, vi sono eccezioni. In taluni casi, si riscontrano notevoli differenze tra il prezzo minimo e quello massimo pagabile per un certo prodotto; a febbraio, si poteva comprare carne di bovino (punta di petto con osso) pagandola da un minimo di 2 € al kg. fino a € 6,40; le fettine scelte variano da 8 a oltre 17 € al kg; la lonza di maiale da 6 Euro e mezzo, ad oltre 18 Euro. Anche altri prodotti, meno nobili, subiscono lo stesso trattamento; le patate variavano da 0,34 € fino ad oltre 2 Euro al kg. Possiamo accettare una forte variabilità connaturata con i tagli (e le qualità) di carne; ma le patate? Anche le cipolle, le carote e l'ortofrutta in generale, danno segnali in tale senso. Occorre certo un'analisi più approfondita sulla filiera.
Il terzo criterio di analisi è, come si è detto, quello relativo al luogo di acquisto. In questo caso, Venezia - centro storico, come ci si può ragionevolmente aspettare, è spesso, anche se non sempre, ai vertici della graduatoria del luogo più costoso; ma anche Chioggia si difende bene. Paradossalmente, lo sgombro costa oltre 7 euro al chilo proprio nella città clodiense (anche se, probabilmente, il dato riguarda il pescato di provenienza mar Adriatico, e non Atlantica, e pertanto dalla prossima rilevazione si cercherà di distinguere anche in base alla provenienza).
Il pane è caro nelle città di mare, e così anche quei generi ad alto rapporto peso-prezzo (lo scatolame, a Venezia), o quelli più velocemente deperibili (ortofrutta, carne) e soggetti a refrigerazione, sui quali i costi di trasporti e di logistica incidono di più.
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